Elisa Monti
Communication designer
Nei casi migliori mi imbatto in una comunicazione noiosa, banale, stantia. Nel peggiore dei casi non si capisce una mazza. Non a caso ho chiamato questo studio Basta.
Mi chiamo Elisa Monti. Sono una communication designer — e lo dico senza imbarazzo, anche se il termine in Italia ancora non tutti sanno cosa significa. Non sono di quelle che dicono “allora buttiamo tutto e facciamo cose eccentriche”.
Dico che le cose si fanno con metodo, non con abitudine.
Ho iniziato come quasi tutti: mi chiamavano per fare una cosa specifica, la facevo bene, e andavo avanti
Nel tempo ho imparato a fare un casino di cose — e non lo dico per vantarmi. Lo dico perché saperle fare mi ha resa difficile da fregare.
Posso parlare con uno specialista SEO e dire la mia, fare un’animazione 3D, impaginare un rapporto annuale, sviluppare un sito, scrivere un piano editoriale.
Non sono in balia di nessuno che mi racconta storie su cose che non capisco.
Ho capito che fare cose esecutive non mi bastava più, al mio primo fallimento con una cliente
Lei vendeva cosmesi bio online. Piccolo budget, grande entusiasmo. Ho fatto il mio pezzo — l’e-commerce — con le informazioni che avevo. Tecnicamente era corretto.
Qualche tempo dopo mi ha ricontattata: l’e-commerce non convertiva. Abbiamo cambiato i colori, spostato i bottoni, rifatto le foto, rivisto le keyword. Tutto ragionevole, tutto sensato.
Non funzionava
A un certo punto mi è venuto un dubbio: si rivolgeva a persone che volevano essere ecosostenibili. Se vuoi essere ecosostenibile, non ti compri mille cremine, neanche se sono bio.
C’era da ricostruire una narrazione, ma non ero certo nella posizione di ribaltare la scrivania: per lei ero la sviluppatrice del sito.
Forse è stato un errore, ma con lei alla fine ho mollato il colpo, ho dichiarato la sconfitta e, quando mi ha chiesto di rifare l’e-commerce su una nuova piattaforma, l’ho lasciata andare.
ho smesso di fare pezzettini
Communication designer, Politecnico di Milano
Ho studiato Product Design e poi Communication Design al Politecnico di Milano.
Non è una combinazione casuale: la prima mi ha insegnato a pensare per sistemi e a mettere sempre l’utente al centro con l’ergonomia, la seconda a raccontarli.
Insieme funzionano meglio che separati.
Al Polimi non ti insegnano i software, ti insegnano a ragionare e a orchestrare sistemi anche complessi
E questo non cambierà mai, né se cambiano gli strumenti, né se a fare le operazioni al posto tuo sarà l’IA.
Ho impaginato la tesi del terzo anno con QuarkXPress e pochi mesi dopo usavo InDesign senza che nessuno mi avesse fatto una lezione.
Gli strumenti nuovi non mi spaventano, perché so come pensare, l’azione viene di conseguenza.
Le persone sono abituate a dare un valore etico ai mezzi — che secondo me è di per sé un’assurdità
Il mezzo tecnico non ha un’etica: non soppesa le opzioni in base a cosa sia giusto o sbagliato, le soppesa in base a un algoritmo matematico assolutamente neutro dal punto di vista valoriale.
Oggi parliamo di IA perché da quando esiste l’IA generativa anche mia nonna la usa — ma l’IA è un concetto che esiste da quando esistono i computer.
Dobbiamo pensare a un gigantesco database, riempito in anni e anni di dati creati e derivati dalle persone. Quei dati e quegli algoritmi, creati sempre dall’essere umano, hanno permesso alla macchina di simulare il pensiero di una persona sulla base di come le è stato insegnato che una persona pensa.
Niente di particolarmente affascinante, se torniamo sempre al fatto che alla base ci sono gli uno e gli zero del codice binario.
Questo mega database continua a riempirsi di dati e algoritmi man mano che le persone lo usano: sarà sempre più plasmato sui pensieri, le idee e i modi di agire e comunicare della gente.
Potrebbe essere una cosa straordinaria dal punto di vista della democrazia globale: il mio microdato vale quanto il microdato della persona più potente della terra.
può esse piuma, può esse foco.
L’IA è contemporaneamente la cosa più artificiale e più umana che maneggiamo in questo momento. Sta a noi come società addestrarla bene o male.
E quando la caliamo nell’uso quotidiano, sta sempre a noi maneggiarla — è sempre e comunque una fottuta macchina.
Alla fine quello che conta sono i dati che mettiamo in un database, e come mi insegna Rolph, che è stato collega prima e cliente poi:
if you put shit, you pull shit
Per quindici anni ho suonato la batteria in una band
Poi ognuno ha avuto la sua crisi di mezza età: uno è diventato insegnante di yoga, uno educatore cinofilo, io mi sono data al Crossfit. Poteva andare peggio.
Vado al box ogni mattina alle 7:30. Ho scoperto che la fatica condivisa a quell’ora crea un legame che può andare oltre l’età anagrafica e le abitudini di vita.
Ho conosciuto il mio compagno una sera al Bar Magenta, lui faceva il cantante e io ho sentito il rock’n’roll in quell’aria puzzolente di birra scadente. Non solo in lui, in tutto il suo mondo — e quindi mi sono trovata a casa.
Quella che ho pure adesso, dove io continuo ad ascoltare la musica di vent’anni fa mentre lui ogni tanto mi presenta ancora le nuove band sulla scena.
Ascolto rock, grunge e pop — spesso tutto insieme nella stessa playlist. Non leggo molto, ma podcast e audiolibri mi tengono compagnia ovunque.
Mi interessano le tematiche legate ai diritti delle persone, all’uguaglianza, a tutto quello che tiene insieme i pezzi di una società che vorrei funzionasse un po’ meglio.
Sono vegana — non solo per animalismo, ma perché il femminismo intersezionale è stato per me il momento in cui tutti i miei pensieri sono andati al loro posto.
Ho anche un’auto elettrica. Avrebbe fatto felice mio papà, anche se non ha fatto in tempo a vederla.
Vent’anni di partita IVA.
Voglio avere meno clienti.
Con questo sito festeggio vent’anni dalla mia prima partita IVA facendo la cosa più controintuitiva che esista: voglio avere meno clienti. Ma che mi diano gioia.
Questo significa che lavoro solo con persone e organizzazioni che condividono alcuni valori fondamentali. Non li elenco come un manifesto — cerco di metterli in pratica ogni giorno, e chi li riconosce sa già di essere nel posto giusto.
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01
Credo nell’uguaglianza e nei pari diritti per tutte e tutti, senza eccezioni.
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02
Credo che la politica non sia solo il partito che voti, ma ogni decisione che prendi — come tratti le persone con cui lavori, che welfare metti in campo, cosa scegli di comunicare e cosa no.
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03
Credo che i valori non siano un optional da tirare fuori nelle campagne di marketing di novembre.
Chi pensa che il problema siano sempre gli altri.
Chi vuole i risultati senza mettere in discussione niente.
Chi è disposto a rinnegarsi per un contratto.
Vent’anni mi hanno insegnato che i compromessi esistono e che la rigidità assoluta non è una virtù
Ma esistono compromessi che non farò mai