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La lista della spesa

Non sempre i problemi di budget iniziano da grandi decisioni sbagliate. A volte iniziano da cose piccole, quotidiane, apparentemente innocue.

Entro per comprare due cose, non prendo neanche il carrello. Per fortuna tutti questi anni di CrossFit allenano anche alla vita vera: portare contemporaneamente quattro sacchetti di plastica, sperando di non finire come Kevin in Mamma, ho perso l’aereo, una cassa d’acqua e riuscire comunque ad aprire l’auto con il gomito.

Quando ero all’università e studiavo ergonomia al Politecnico, le mie personas, in queste situazioni, avevano sì e no una borsa a tracolla in tela e uno zainetto. Illusa.

Entro al supermercato per comprare una busta di contorno surgelato ed esco con il conto corrente che mi manda cordialmente a quel paese, dopo almeno quattro telefonate e sei messaggi WhatsApp: “Il pane lo vuoi?” “Un pezzo di focaccia?” “Caffè ne abbiamo?” “Domani sera ceni a casa?” eccetera. (E no, non succede solo quando mi fermo io: anche quando è Luca a fare la spesa va esattamente allo stesso modo.)

Quando invece faccio la lista della spesa sulla base del menù settimanale discusso con la mia dolce metà la domenica sera, è tutto perfetto: spendo sempre la stessa cifra, in frigorifero ci sta tutto e lo spreco alimentare è minimo. Siamo supereroi dell’ecologia.

In azienda funziona allo stesso modo

In azienda succede una cosa molto simile, anche se prima di accorgercene dobbiamo aspettare la chiusura definitiva del bilancio annuale o, nei casi di illuminazione preventiva, la chiusura semestrale.

Nel reparto comunicazione si vede bene. Una fiera da confermare. Un catalogo da aggiornare “solo in due pagine”. Un commerciale che chiede una presentazione nuova perché questa “non funziona”. Un post urgente perché il competitor ha pubblicato qualcosa.

Tutto ha senso preso singolarmente e tutto ha la massima priorità per chi lo richiede.

Senza criteri condivisi, ogni richiesta diventa un progetto a sé: risolve un’urgenza, ma non costruisce nulla che resti.

Non c’è un errore clamoroso. C’è una dispersione continua di tempo, attenzione e budget.

Si produce tanto, si costruisce poco valore replicabile.

Quando la comunicazione è governata

Quando invece la comunicazione è governata — messaggi chiave chiari, confini definiti, cose pensate per durare e non solo per rispondere all’urgenza del momento — succede qualcosa di molto meno eroico ma molto più efficace: il lavoro si stratifica, le decisioni costano meno e il budget smette di essere una sorpresa.

Nel 2025, con le liste della spesa, mi sono pagata una settimana a Capo Verde: il sole a novembre è sempre un buon affare.

Ci proviamo anche con gli utili 2026, o continuiamo a entrare senza carrello?